lunedì 3 dicembre 2012

RECENSIONE: BUDDY MILLER & JIM LAUDERDALE (Buddy and Jim)

BUDDY MILLER & JIM LAUDERDALE  Buddy and Jim (NEW WEST Records, 2012)

La vera e sincera amicizia non ha date di scadenza. Devono averlo pensato Buddy Miller e Jim Lauderdale, che dopo anni di frequentazione e collaborazioni musicali decidono di mettere a frutto il profondo sentimento e immortalarlo nelle canzoni che compongono il "loro" primo disco insieme, quello che ha, finalmente, i loro nomi in copertina, uno di fianco all'altro. Per loro, un piccolo sogno avverato.
E che piacevole disco!
Due personaggi che hanno riscritto il country/americana di stanza a Nashville nelle due ultime decadi, lasciando un segno importante pur lavorando sempre ai margini e facendo volentieri a meno dei grandi titoli: Buddy Miller, oltre ai suoi dischi solisti degli  anni novanta e quelli con la moglie Julie Miller, tra cui l'ultimo Written In Chalk (2009) bello e forse già dimenticato, è tra i produttori, musicisti e compositori più richiesti della scena (da Emmylou Harris passando per Steve Earle fino a Robert Plant) e proprio Jim Lauderdale si è servito spesso di lui. Di cinque anni più giovane (classe 1957), Lauderdale può vantare una carriera ventennale ed ecletticamente varia sia da solista che come autore, capace di muoversi con estrema disinvoltura tra le radici della musica americana, senza mai ottenere la piena ribalta, che presumo nemmeno gli interessi, ma mettendoci sempre tanta onestà e impegno. A conferma di tutto ciò, proprio in questo momento, è sul mercato con un altro lavoro incentrato sul bluegrass: Carolina Moonrise, Bluegrass Songs by Robert Hunter and Jim Lauderdale.
Un disco divertente questo Buddy and Jim.
"Ci siamo divertiti un sacco a fare questo album, e penso che si possa sentire. Inoltre vorrei sottolineare che abbiamo i migliori musicisti della città in questo disco" dice Miller.
Ecco allora sfilare: Stuart Duncan (violino, mandolino, banjo) dei Nashville Bluegrass Band, Russ Pahl (steel guitar, banjo), Dennis Crouch (upright bass), Marco Giovino (percussioni) già al lavoro con John Cale, Norah Jones e Robert Plant, Patterson Barrett (tastiere).
Si percepisce la piena sintonia in cui viaggiano i due musicisti che per l'occasione, oltre a reinterpretare vecchie canzoni, riescono a scrivere qualcosa di loro pugno, il tutto fatto e registrato nel giro di tre giorni, in totale rilassatezza e libertà stilistica.
"Ci conosciamo da tanto tempo, l'armonia che ci lega ha fatto sì che le nostre voci si adattassero molto bene insieme, inoltre abbiamo una buon intuito reciproco" dice Lauderdale. Quasi due fratelli, verrebbe da aggiungere.
Estrema varietà messa su disco. Un viaggio divertente dentro ad un secolo di musica americana : dalle chitarre elettriche suonate da Miller dell'iniziale e autografa I Lost My Job Of Loving You, al Rock'n'roll della finale The Wobble, passando alla delicatezza acustica e sognante di That's Not Even Why I Love You, It Hurts Me, I Want To Do Everything For You di Joe Tex, con le voci dei protagonisti che interagiscono come avviene solo nei  migliori duetti.
Passando in rassegna il mondo della country-music e tutte le contaminazioni possibili, generando un ipotetico ponte generazionale tra il passato e il presente di una musica che proprio grazie (anche) a loro è tornata in grande auge negli ultimi anni: dal ruspante country "da treno in corsa" di The Train That Carried My Gal From Town di Frank Hutchison, canzone portata al successo da un altro pioniere Doc Watson, scomparso proprio quest'anno, al country/calypso di South In New Orleans, ai sapori rockabilly di Vampire Girl, alla danza campestre guidata dal violino di Forever And A Day, andando a rispolverare i sapori old-country dei primi del '900 di Lonely One In This Town degli antesignani Mississippi Sheiks, fino al country/blues di Looking For Heartache Like You.
Bel viaggio!




vedi anche RECENSIONE: JOSHUA JAMES-From The Top Of Willamette Mountain (2012)





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