martedì 7 settembre 2010

DISCHI IN ASCOLTO E NUOVE USCITE...in rigoroso ordine casuale...

EELS Tomorrow morning (Eworks Records, 2010)
Con Tomorrow Morning, Mister E conclude la trilogia partita con il garage-rock-blues di Hombre Lobo e continuata con l' ancora fresco e acustico End Times. Far uscire tre dischi nel giro di poco più di un anno è impresa di altri tempi, ma soprattutto mette davanti un artista ad eventuali critiche sulla bontà data dalla velocità delle opere pubblicate. A Mark Everett , tutto questo non interessa e conclude questo prolifico periodo di ispirazione, dettato dalle sue sventure di vita, dando alle stampe un disco che finalmente sembra dare un pò di luce positiva alle sue composizioni. Baby loves me e Spectacular girl sono lì a dimostrarlo. Cauta elettronica ed orchestrazioni si sovrappongono al classico pop rock , anche se in alcune occasioni sembra cavalcare l'autoplagio, rimane ancora quanto di meglio si possa ascoltare nel suo genere, soprattutto da un artista che non ha paura di mettere la sua vita in musica.

BLACK MOUNTAIN Wilderness Heart (Jagjaguwar, 2010)
Terzo album dei canadesi, dopo il buon successo del precedente In the future. Pur rimanendo fedeli al loro trademark atto nel pescare le sonorità del passato, che sia l'hard rock sabbathiano o purpleiano, la psichedelia o il folk ed unirli insieme in canzoni ipnotiche e dal sapore vintage, sfruttando le due voci maschile-femminile. In questo nuovo lavoro si nota una certa snellezza nelle composizioni, il singolo Old fangs ne è una prova, riff hard e tastiere devote al miglior Jon Lord. Le canzoni che prime erano un meltin' pot delle varie influenze ora seguono tutte una linea diretta e omogenea, quelle più propriamente legate al rock( con influenze che vanno dal hard rock '70 allo stoner) sembrano poste a inizio album, quelle più legate a certo prog-folk ( la finale Sadie) nella seconda metà del lavoro.
Certo i puristi del vecchio rock, non vi troveranno nulla di nuovo, ma quello che c'è è fatto molto molto bene.


IRON MAIDEN The final frontier (EMI, 2010)

Per quanto la loro carriera sia ormai più che trentennale, ai Maiden, bisogna dare atto di aver a loro modo continuato a sperimentare qualcosa di nuovo in ogni disco. Ricevendo spesso critiche che con gli anni hanno dato ragione a loro, vi ricorda nulla Seventh son of a seventh son? Se i capolavori sono già stati scritti e digeriti e l'ispirazione non li porterà più a scrivere gli inni metallici degli anni ottanta, dopo il ritorno di Dickinson alla voce e il buon Brave new World, un pesante calo di ispirazione sembrava abbattersi nei due dischi successivi. Ora a grande sorpresa ritornano con un album ambizioso, sicuramente la cosa migliore fatta uscire dai tempi di X Factor dell'era Blaze Bayley. La durata media dei brani continua ad essere lunga ma le canzoni sembrano reggere alla grande. L'apertura quasi tribale di Satellite 15...The final frontier, le atmosfere folkeggianti presenti in alcuni brani, la melodia di Coming home e la riproposizione di alcune cavalcate che li hanno resi quel che sono oggi( The Alchemist) fanno di questo album, un viaggio completo nel loro universo sonoro che si conclude con una When the wild wind blows da antologia. Un disco, sicuramente, non immediato ma da scoprire con calma ad ogni ascolto.

CYPRESS HILL Rise up (EMI, 2010)

Dopo la sbandata latina del precedente e lontano Till death do us part, i Cypress Hill cercano di rimettersi in careggiata. Sempre difficile per un gruppo che ha fatto la storia di un un certo Hip Hop con album epocali quali furono Temples of Boom e Black Sunday , rimanere a galla dopo tanti anni. I Cypress Hill possono sempre contare sul mestiere e l'aiuto di amici provenienti dal mondo rock per far sì che i loro dischi superino la sufficienza. Così se alcune canzone scivolano via abbastanza stancamente, risultando "vecchie", altre grazie all'innesto della chitarra pazza di Tom Morello(presente in Rise up e Shut 'em down) o all'aiuto di Daron Malakian dei System of a Down in Trouble Seeker sembrano riportare ai tempi del buon crossover di album come Skull & Bones e Stoned Raiders. Certamente non tra le loro migliori uscite ma sicuramente superiore alla media dei dischi del genere.

THE REVEREND PEYTON'S BIG DAMN BAND The Wages (Side One Dummy, 2010)

Reverend Peyton è uno dei più bizzarri e genuini personaggi che popolano la roots music americana. Armato di chitarra ed accompagnato solamente dalle dita della moglie Breezy impegnata alla Washboard e Aron Persinger alla batteria, il corpulento e barbuto reverendo ci stramazza con il suo country-blues da festa campestre. Immaginate di essere nella più classica delle case nella prateria tra fieno, galline starnazzanti e maiali intimoriti dalla sarabanda sonora messa in scena da questo trio di pazzi. Slide, armoniche, cori avvinazzati e tanto blues scorrono in Clap your hands,Everything's raising e nelle restanti canzoni di questo gruppo dell'Indiana. Un disco che potrebbe mettere ancora il buon umore nell'autunno alle porte.

BLACK COUNTRY COMMUNION Black Country (Mascot, 2010)
Se il 2009 è stato l'anno del supergruppo Chickenfoot, il 2010 sarà sicuramente l'anno dei Black Country Communion, nome sotto cui si celano "the voice of rock" Glenn Hughes alla voce e basso, il blues guitar-hero Joe Bonamassa, il figliol prodigo Jason Bohman alla batteria e Derek Sherinian, già tastierista dei Dream Theater. Dopo le convincenti ultime prove soliste, Hughes aveva voglia di tornare a suonare in un vero e proprio gruppo e se si esclude la parentesi nei Black Sabbath in coppia con Iommi negli anni ottanta, era dai tempi dei Deep Purple mark III che il bassista e cantante non si cimentava al servizio di altre persone. Non è difficile, visto i personaggi coinvolti, capire dove va a parare il gruppo, Hard blues settantiano, tanto melodico quanto carico e vibrante con un Bonamassa che spesso prende in mano le redini del gioco , permettendosi di duettare con mister Hughes. Disco che potrebbe rivaleggiare benissimo con l'altro supergruppo citato. Li aspettiamo alla prova del nove in sede live ma viste le premesse ci sarà di che divertirsi.

EDDA In Orbita (Niegazowana, 2010)
Ad un anno esatto dalla pubblicazione di quella splendida perla a titolo Semper biot, che sanciva il ritorno al disco di Edda, ex cantante dei Ritmo Tribale, l'undici settembre uscirà In orbita, ep contenente cinque pezzi registrati live durante la trasmissione In Orbita, trasmessa da Radio Capodistria e condotta da Elisa e Ricky Russo. Edda, in questo anno trascorso, ha visto il suo nome ritornare alla ribalta come ai bei tempi, forse anche di più, apparendo in televisione sulle reti pubbliche, chiamato ad aprire i concerti dei sempre amici Afterhours e ottenendo un successo che forse nemmeno lui, da anni impegnato a lavorare in una ditta che piazza ponteggi, si sarebbe mai immaginato. Mantenendo sempre il basso profilo e la modestia che lo contraddistingue e che esce anche da queste cinque performances tra cui la riproposizione di Suprema di Moltheni, artista apprezzato da Edda. Le altre quattro canzoni( Io e te, L'innamorato, Fango di Dio e Snigdelina) sono prese dal suo debutto solista e scritte a quattro mani con Walter Somà. Il disco pur nella sua brevità, riesce a cogliere quello che Edda riesce a trasmettere durante i suoi set acustici, fatti di improvvisazioni, di taglia ed incolla con altre canzoni di altri artisti, di scatti repentini e fulminei, di pause che la sua voce, senz'altro unica e originale in Italia, riesce ad accompagnare e seguire. Il disco si potrà trovare solamente ai suoi concerti o presso il sito dell'etichetta Niegazowama.

DEATH ANGEL Relentless Retribution (Nuclear Blast, 2010)
A volte anche quelle che sembrano delle grandi famiglie indivisibili, si rompono, vedi Sepultura. I Death Angel, fenomenale band ispano-filippina della seconda ondata thrash americana di metà anni ottanta, ritornano più feroci che mai dopo la perdita di bassista e batterista storici, facendo uscire quello che si può considerare senza ombra di dubbio il miglior disco dopo la reunion. Assalti alla vecchia maniera come Truce, Where day lay, River of rapture non si sentivano da tempo come originale è l'ospitata dei menestrelli Rodrigo & Gabriela, un duo di chitarristi acustici che non rinnega mai il loro passato metallico. Un disco urgente e spontaneo che grida vendetta per una delle band più originali uscite dalla Bay area californiana.

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